Perchè un etero non può “rappresentare” i gay

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Di Massimo Mele il 17 Aprile 2011. 9Commenti

L’elezione di un eterosessuale alla guida dell’Arcigay di Bari ha avviato una grande discussione in Italia sia all’interno del movimento GLBTQ che all’esterno. E’ possibile rappresentare una realtà senza condividerne il percorso, le problematiche, i sentimenti? E la questione omosessuale è solo un problema di mancanza di diritti? Pubblichiamo oggi una riflessione sul tema da il fatto quotidiano

È accaduto un fatto assai curioso. Un fatto microscopico rispetto a tutto ciò che accade. Ma le ombre, in fondo, ci parlano piano del sole. Tanto che persino Giuliano Ferrara non se l’è lasciato sfuggire questo fatto ghiotto dedicandogli la sua trasmissione.

Ma qual è il fatto? Alcuni giorni fa l’Arcigay di Bari ha eletto presidente un uomo eterosessuale. Che dire? Ognuno elegge chi vuole in sua rappresentanza. Come ha dichiarato lui stesso, il neo presidente è qui “per affermare con tutti voi che Arcigay Bari esce dal confine che segna le differenze tra persone. Si può stare insieme – aggiunge – senza chiedersi perché”. Molti plaudono alla fine di uno steccato che divideva il mondo Lgbtq (gay, lesbo, bisexual, trans, queer) da quello “etero”. Il messaggio è chiaro e forte: anche una persona eterosessuale può lottare per i diritti omosessuali. Di più, in questo caso. Egli lotta in rappresentanza delle persone omosessuali. Sembra un paradosso virtuoso.

Eppure non riesco a nascondere un disagio. Davvero i diritti sono una cosa e la propria affermazione un’altra? Davvero è possibile lottare senza essere il soggetto di questa lotta? Recita un proverbio ebraico: “Se non sono io a pensare a me, chi lo farà? Ma se devo pensare a me, chi sono io?” Una persona eterosessuale può rappresentare le persone omosessuali nelle loro lotte? Non si tratta qui di lottare insieme su certi diritti, il che già avviene. Si tratta di delegare l’istanza della propria lotta a qualcun altro che, nonostante i suoi buoni propositi che non sono assolutamente qui messi in dubbio, fa parte suo malgrado di quella maggioranza che tende ostinatamente a negarli. E che, tra l’altro, crede sempre di poter parlare a nome di tutti. Insomma, è una questione politica nel senso più alto della parola poiché chiama in causa il concetto di identità e di rappresentanza.

Prendiamo la questione del “confine”. Chi ha segnato questo confine? Se l’intenzione è di affermare che il mondo Lgbtq si ghettizza e questa è l’occasione per uscire dal ghetto facendo sparire le differenze, allora non credo che questa persona possa davvero rappresentare la nostra comunità. A parte la presunzione di insegnare a nuotare ai pesci (cosa che amano molto fare le maggioranze), andrà ricordato che coloro i quali si ritrovano confinati in un ghetto non lo hanno voluto per loro scelta, né per capriccio. A nessuno piace vivere limitando la propria vita. Qualcun altro ha alzato i muri e piantato il filo spinato. E’ apprezzabile che ora coloro che li hanno alzati cerchino di picconarli, ma sarebbe gentile non far cadere le macerie su chi vive dall’altra parte.

Perché – spiegazione a uso dei bambini – è una brutta cosa se un “etero” diviene rappresentante Lgbtq? Perché un movimento per i diritti di una minoranza deve essere rappresentato da qualcuno che è parte di quella minoranza. Questo gesto è sciagurato perché afferma che una minoranza non sa parlare per se stessa e ha bisogno di un rappresentante della maggioranza per esser presa in considerazione. Rappresentare significa qui testimoniare. Se io stesso mi presento a testimoniare a mio favore in un tribunale, la mia testimonianza non conta nulla. Perché una testimonianza abbia valore c’è bisogno che un altro testimoni per me. Ma è qui la violenza, nel ritenere che si viva di fronte ad un tribunale dove la nostra parola non conta nulla, che si abbia bisogno di quella di qualcun altro, di quella della maggioranza la quale è, paradossalmente, anche il tribunale che ci giudica.

Di cosa è segno dunque questo gesto? Dell’impedimento di una coscienza di lotta. L’eterosessuale benevolo che viene a noi per liberarci dalle nostre catene è pericoloso come quello che queste catene le ha forgiate. Non perché egli non faccia qualcosa di giusto, ma perché rende impossibile la coscienza della propria lotta, il sapere chi si è e per questo lottare ogni giorno.

“Felice chi è diverso / essendo egli diverso / ma guai a chi è diverso / essendo egli comune” cantava Sandro Penna in una età ormai lontana.

Fonte il fatto quotidiano, articolo di Federico Boccaccini, Université Paris1-Sorbonne

9 Responses to Perchè un etero non può “rappresentare” i gay

  1. Giorgia   18 Aprile 2011 a 10:02

    cantava Sandro Penna? Ma non era un poeta?
    Comunque, io non sono molto d’accordo con l’articolo..è un po’ come dire nel PCI, partito rappresentativo delle lotte operaie, avrebbero dovuto eleggere solo dirigenti operai. E’ un po’ riduttivo, sembra che ognuno debba pensare solo ai cazzi propri e non lottare per il bene comune

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    • max   18 Aprile 2011 a 10:36

      Il PCI infatti era un partito che DOVEVA (ma purtroppo non sempre lo faceva) rappresentare le istanze di libertà, i diritti e le tutele per tutte le componenti sociali e, più in generale, per tutto il popolo. Un’associazione GLBT non è un partito ma un’organizzazione che nasce dalle necessità che i problemi nel vivere liberamente la propria omosessualità generano prima di tutto in chi li vive. Gli etero si devono sentire chiamati in causa nella lotta per i diritti di gay e lesbiche, perchè la negazione dei diritti riguarda tutti noi. Ma io, uomo, non pretenderei mai di rappresentare l’universo femminile e i percorsi di emancipazione, di autocoscienza delle donne, li rispetto e li sostengo come mi sento chiamato in causa nella lotta al sessismo, in quella per l’autodeterminazione femminile ecc. Con umiltà cerco di modificare i miei comportamenti attingendo dagli insegnamenti del femminismo senza pretendere di rappresentare nessuno se non me stesso e i miei percorsi che, guarda caso, sono di una persona omosessuale. Credere di poter rappresentare tutti solo perchè si condivide la lotta è un esempio di quell’universalità del maschile generata dalla cultura etero patriarcale. Il maschio rappresenta tutti nella sua magnanimità. E senza alcun rispetto dei percorsi di quelli che pretende di rappresentare

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  2. Paolo   18 Aprile 2011 a 10:41

    Il paradosso complesso che scaturisce dalla scelta dell’Arcigay di Bari dovrà essere assolutamente un momento di confronto serio e di certo non facendo processi alle intenzioni che per adesso possono essere solo imputabili a pregiudizio sia perchè non sappiamo di chi stiamo parlando, sia perchè dopo anni di rivendicazionismo spesse volte inutile dobbiamo trovare una ricetta diversa che stravolga l’agire dei movimenti LGBT. Certo che se si parte dal presupposto che “l’eterosessuale” che rappresenterà L’arcigay di Bari appartiene comunque alla massa che ci discrimina non riusciremo mai a fare una discussione seria e inclusiva. Il proverbio ebraico di cui sopra è assai individualista e egocentrico e si commenta da solo…partirei da un’altra questione, magari meno da vecchio testamento e un tantino più cristiano/comunista e cioè, se non ho la capacità empatica di vestire i panni dell’altro e di calarmi nel suo disagio, come posso trovare me stesso? Siamo nel 2011 e il panorama che abbiamo davanti è disgustoso, la politica continua a proporre una visione del mondo impregnata di becero moralismo cattolico e gli omosessuali continuano a fuggire come scarafaggi ogni volta che si accende la luce…credete che possiamo davvero permetterci di continuare a mettere paletti e creare pregiudizi al contrario? Penso che a parte le doverose analisi che ci sono da fare, ci tocca confrontarci a cuore aperto con quel pizzico di autocritica che non guasta affatto. Se qualcuno ha deciso di fare questo esperimento bizzarro e creativo, perchè è così che lo vedo, gli faccio i miei migliori auguri. La trovo uuna provocazione interessante che purtroppo, ahimè, sarà motivo di scontro e non di confronto. La lotta fra maschi che segnano il territorio continua……

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  3. Elena   18 Aprile 2011 a 10:50

    Sono d’accordo con il fatto che chi deve rappresentare certe minoranze deve provenire dalla minoranza. Chi meglio di lui o lei può fare capire durante le lotte, cosa si vive nella propria pelle nel quotidiano e nel percorso della propria vita.
    Senza nulla togliere a chi, tutto questo non lo vive, non credo possa realmente rappresentare queste minoranze, perchè per quanto si possa provare a spiegare, non capirà mai totalmente come le persone GLBTQ si sentano e vivano solo perchè “diverse”.

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    • Paolo   18 Aprile 2011 a 11:29

      P.S. Sarà forse il caso, visto che di cultura etero patriarcale si parla tanto, che il movimento GLBTQ si liberasse dei propri retaggi impregnati di maschilismo misogino per poi potersi permettere critiche così precise e giuste senza risultare un tantino ipocriti? Non so…io abbatterei qualche paletto ma sono solo punti di vista.

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  4. max   18 Aprile 2011 a 13:16

    Scrive Paolo “Certo che se si parte dal presupposto che “l’eterosessuale” che rappresenterà L’arcigay di Bari appartiene comunque alla massa che ci discrimina ..” ma chi dice questo? nella massa che ci discrimina ci sono anche tanti gay e lesbiche che hanno interiorizzato talmente l’omofobia da essere più oppressivi di molti etero. ma qui parliamo di altro. Ovvero: non chi è più politicamente aperto o di sinistra, ma chi può o non può rappresentare una realtà. E parlo di realtà e non di diritti appositamente. Dei diritti se ne può e se ne deve occupare chiunque, non necessariamente appartenente a quel gruppo di cui rivendica un diritto. Ma il principio fondante di una cultura del rispetto è proprio il rispetto della differenza e dell’altro che possiamo e dobbiamo supportare nei suoi percorsi e con il quale dobbiamo lottare insieme per una società includente, per il riconoscimento dei diritti di cittadinanza a tutti e tutte ma che mai possiamo permetterci di rappresentare. Anche se presidente del MOS, che rappresenta gay, lesbiche e trans/gender, io non mi permetterei mai di rappresentare la realtà lesbica o quella trans in loro assenza. E quando parliamo pubblicamente, oltre a portare le posizioni condivise del MOS, parlo solo ed unicamente come gay, consapevole di essere maschio in una società maschile. Posso sforzarmi di capire un percorso di transizione quando a parlare è un/una transessuale e posso riportare quanto appreso, ma non mi sognerei mai di rappresentare la transessualità, che io personalmente non vivo. Posso battermi contro il razzismo e i diritti dei migranti, ma mai mi permetterei di rappresentare la comunità senegalese o quella marocchina, a prescindere dalla conoscenza e dalla condivisione che posso avere delle loro problematiche, esperienze, culture. Ma penso che tutti/e debbano battersi per un mondo senza frontiere e per la piena cittadinanza di tutti/e coloro che vivono in un territorio, quale che sia la loro provenienza.
    Cmq, Per Paolo e per chiunque legge solo questo articolo, ecco il link ad un articolo di analisi di quello che è successo a Bari: Arcigay: deriva “eterista” o preda del PD?

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  5. Alessandro   18 Aprile 2011 a 15:16

    Il fatto che un Maschio eterosessuale targato Pd che si iscrive all’arci gay due mesi prima e che prima di allora non ha mai fatto attivismo si proponga addirittura come presidente mi fa sorgere parecchi dubbi. io personalmente non mi sognerei mai di propormi come presente di un’associazione che conosco da due mesi che si occupa di diritti dei nativi americani anche se penso che sia una nobile causa. mi darei da fare in altro modo all’interno dell’associazione. possibile che non ci fosse un militante da più tempo all’interno dell’associazione che potesse essere eletto? alla fine neanche lo conoscono questo. O ci sono dei conflitti tra i membri dell’arcigay di bari o è una provocazione per far parlare.ma queste sono solo supposizioni. a parità di “valore” tra un presidente etero e uno gay, preferire sicuramente il gay perchè ha il valore aggiunto di aver vissuto questa realtà e comunque gli permetterei di portare avanti una sua lotta personale. E’ così speciale questo super etero?

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    • paolo   18 Aprile 2011 a 17:49

      Rispetto al maschio eterosessuale in questione avrei poco da dire. Trovo decisamente squallidi i meccanismi con cui è stato eletto e assolutamente rappresentativo della drammatica realtà che stiamo vivendo nel modo di fare politica in Italia.
      Mi piacerebbe spostare l’attenzione da questo esecrabile gioco politico e portarla su una questione che ritengo di vitale importanza per la crescita del movimento GLBTQ. Da anni il movimento è in stallo, imprigionato in un rivendicazionismo filo-partitico e moderato dell’ “…andiamoci piano che così non disturbiamo troppo”. Le associazioni faticano a trovare nuovi militanti che rinfreschino un vecchissimo modo di fare politica che ormai va per inerzia e senza entusiasmo.
      Questa è la percezione che si ha da fuori, da spettatori.
      Partire dalla propria specificità e dal proprio vissuto, confrontarsi con persone che possono capirci e che sentiamo più vicine per trascorsi analoghi dovrebbe essere un momento fondamentale, di raccoglimento e di grande crescita come lo è stato per me, ma poi arriva il momento di vivere nel mondo e uscire da quella gabbia protettiva che ti rende invincibile: il gruppo, l’appartenenza, la categoria, la differenza. Le differenze sono la linfa vitale dell’essere umano, rappresentano la conoscenza, il confronto, la cultura e la comunicazione, ma possono inchiodarti in un ruolo e rendere ottusi se non si sa lavorare su di se, possono diventare “rivendicazioni di una minoranza” e come tali considerate come se potessero essere messe dopo la discussione sulle quote latte, oppure, le differenze, possono persino portare ad un “apartheid”, a una lega lombarda e diventare discriminante separazione.
      Se avessimo la forza di fare un’analisi su come il pensiero dominante, per meglio dire dominatore, infierisce sui giovani e continua a proporre modelli di riferimento anacronistici, su come il numero di suicidi fra giovani sia in continuo aumento, su come le neofamiglie siano ancora permeate da “stili” educativi terrificanti dove la tv crea una coscenza standard e fa da balia ai bimbi, se avessimo voglia di uscire dalle stanze della nostra specificità potremmo iniziare a parlare di un unico movimento di liberazione sessuale. Ne abbiamo tanto bisogno davvero e sopratutto ne avranno bisogno le nuove generazioni.
      Detto questo non dimentico di essere stato un militante del Mos e di averci lasciato il cuore, come non dimentico che se oggi possiedo una briciola di capacità di analisi e uno spirito critico lo devo a un “maesto” d’eccezione che a mio parere non ha eguali in Sardegna nel partorire un’analisi critica e attenta sul modello maschilista dominante e sul potere repressivo della logica binaria impostaci alla nascita da chiesa, famiglia e ambiente esterno. Massimo, se posso darti un consiglio, sarà il caso di iniziare un percorso collaterale dove si possa discutere in maniera più ampia di oppressione sessuale che, ti assicuro, non sta a guardare se la vittima possa essere etero o gay; sebbene in maniera diversa ma assolutamente non quantificabile in base alla differenza di genere, donne e uomini di oggi sono pesantemente colpiti da politiche omofobe e sessiste. Per me, che non sono certo un omosessuale nascosto con il bisogno di usare l’etero come paravento, quello che conta non sono le disquisizioni riguardanti l’elezione di un presidente arcigay etero, evidentemente frutto di una logica contestabile ma sono il messaggio e l’immagine che provoca nella società un cambiamento spiazzante di questo tipo. Tutti si rimane sconvolti come se ci fosse stato uno stravolgimento radicale, uno tsunami, quasi un insulto perchè si esce da un tracciato organizzativo che ha fallito dimostrando la sua inefficienza.
      Non sono certamente passaggi che si fanno da un giorno all’altro, penso a quanto tempo impiegarono le lesbiche a creare Arcilesbica e iniziare un percorso specifico e distinto nonchè necessario, piuttosto che alla grandiosa battaglia per i diritti di cittadinanza che ci ha visto manifestare insieme ai migranti, alle famiglie di fatto e gli eterosessuali, la battaglia per la modifica dell’articolo 3 ecc; sono stati passaggi maturati dopo riflessioni e non senza spargimenti di sangue (si fa per dire). Il prossimo passaggio, almeno nei miei sogni, dovrà essere quello della battaglia comune contro il colonialismo dello stato del Vaticano e contro le politiche sessiste che digeriamo con sempre meno fatica. Un movimento di liberazione sessuale non esclude gruppi specifici di autoaiuto, ne impedirebbe di vivere l’importante momento della presa di coscenza perchè non è appiattente come la logica dominante ma inclusivo del disagio che non è più individuale ma ampiamente collettivo. Se volessimo davvero andare a vedere le differenze fra ognuno di noi capiremmo che sono molte di più di quelle che pensiamo, sarebbe riduttivo pensare che ci sia solo un problema di omofobia, lesbofobia e transfobia se non capissimo che sono sorelle della misoginia e del sessismo nonchè figlie dello stesso “santo” Padre. Sarà poi così difficile fare uno sforzo, a mio parere un salto di qualità, e ribellarci tutti a questa strettissima e soffocante logica discriminante? Perchè abbiamo paura di non essere ben rappresentati? Quando i percorsi sono condivisi ed è chiara la buonafede i risultati arrivano da se, basterebbe solo fare uno sforzo, raccontarci chi siamo e fare la vera battaglia del secolo contro il colonialismo religioso da cui scaturiscono buona parte dei dictat omofobi e sessisti.
      CHE PESANTE.

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  6. Maria Paola Curreli   18 Aprile 2011 a 20:16

    Io sono una socia AGeDO pur non essendo madre di figlio omosessuale. Devo dire che quando sono entrata nell’AGeDO mio figlio era bambino e rispetto al suo orientamento sessuale né io né mio marito potevamo saperne niente. Il percorso di formazione era necessario per essere genitori consapevoli e, soprattutto, questa era l’urgenza, insegnanti all’altezza, in grado anche di sostenere e supportare genitori di nostre alunne o alunni omosessuali. Come genitore ed insegnante la formazione che ho fatto con l’AGeDO è stata fondamentale per il mio (e di mio marito) percorso di crescita personale e professionale. Quando si è trasferito a Roma Ettore Ciano, il nostro presidente di Sassari, mi è stato proposto di prenderne il posto, ma io mi sono sentita una usurpatrice. Va bene, stare nell’AGeDO (che è un’associazione anche di parenti e amici di omosessuali, non solo di genitori), ma presidente non mi sembrava proprio giusto. Mi sarei sentita a disagio, quasi in colpa. Ogni “gruppo” credo debba essere rappresentato da una persona “del gruppo”…. ma il discorso è molto complesso, come dimostrano tutte le vostre considerazioni

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