Renzi frena sulle Unioni Civili. Destra e Vaticano all’attacco. Tempi duri per gay e lesbiche

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Di admin il 28 Agosto 2015. 19Commenti

Sardegna Pride, Cagliari 27/06/2015

Sardegna Pride, Cagliari 27/06/2015. Foto di Gianpaolo Angioni

“Renzi apre ad Ap: riscriviamo il ddl Cirinnà”. Titola così un articolo pubblicato oggi da Avvenire, il quotidiano dei Vescovi. Che cosa significa ce lo spiega Giorgio Tonini, senatore PD e molto vicino a Renzi «Il testo attuale è confuso, ha zone di ambiguità. Sono troppi i rinvii diretti al codice civile che riguardano il matrimonio».
A pochi giorni dal monito di Angelo Bagnasco, presidente della CEI, sulla necessità di non confondere le Unioni Civili con la famiglia “naturale” «perché sono realtà diverse», Renzi corre ai ripari e, dopo aver incontrato Maurizio Lupi di AP (Area Popolare), decide di rivedere il testo del DDL Cirinnà riformulando i primi due articoli. Fioroni, altro esponente PD di area cattolica va oltre e, insieme ad altri deputati, presenterà un emendamento al ddl per le riforme costituzionali per l’introduzione di un referendum di indirizzo sui temi etici, lasciando così agli italiani la responsabilità della decisione. Si, ma quando? Le Unioni Civili che dovevano essere approvate nei primi 100 giorni del Governo Renzi sono ormai da tempo merce di scambio all’interno della maggioranza. Se volesse il PD potrebbe approvarle domani, con l’appoggio di SEL e dei 5stelle più diversi liberali di Forza Italia e altri. Il ddl Cirinnà è infatti una iniziativa parlamentare e non un decreto governativo, per cui la sua approvazione non metterebbe in discussione la maggioranza che sostiene il Governo. Ma il decisionista Renzi non considera Gay e Lesbiche cittadini a cui è negato un diritto fondamentale ma semplici agnelli sacrificali sull’altare delle grandi riforme.

La discussione sulle Unioni Civili, tra proclami di vario genere e le continue bugie di Renzi, è ad uno stallo. Non essendoci argomentazioni valide da contrapporre ad una legge semplicissima e anche un pò discriminante per gay e lesbiche (in quanto prevede un istituto con meno diritti e garanzie del matrimonio), destra e cattolici hanno puntato tutto sul polverone dell’ideologia gender e dell’utero in affitto. Due argomenti inesistenti eppure di forte impatto sulla popolazione. L’ideologia Gender è un’invenzione della Chiesa per demonizzare tutti quei tentativi di informazione e sensibilizzazione contro gli stereotipi di genere e i pregiudizi connessi ad una visione etero-sessista della società. Esistono infatti i gender studies, che rappresentano un approccio multidisciplinare e interdisciplinare allo studio dei significati socio-culturali della sessualità e dell’identità di genere. Ed esistono progetti contro il bullismo e l’omofobia che, attraverso l’analisi dei fattori e dei processi che conducono alla formazione dell’identità sessuale, aprono le porte ad una cultura del rispetto di tutte le differenze. Che questa fantomatica ideologia gender neghi la differenza di genere o, ancora peggio, neghi la famiglia, sono sciocchezze alla Adinolfi, l’ex PD divorziato e risposato a Las Vegas che ora si è buttato anima e corpo (e con un certo peso!) nel business dei fanatici del No Gender. Business che ha bisogno di confusione e sparate quotidiane come quella della donna che deve essere sottomessa o del preservativo che non protegge dall’Aids. Ma il populismo becero e ignorante fa proseliti, lo sa Adinolfi come Salvini o Gasparri per cui le Unioni Civili sono inaccettabili perchè permetterebbero la pratica dell’utero in affitto. Pratica che non ha certo bisogno delle unioni civili per esistere, dato che la stragrande maggioranza delle coppie che la utilizza sono eterosessuali e regolarmente sposate. Considerati, anche,  i divieti alle coppie gay in molti centri per la maternità surrogata in India, in Ucraina e nel resto del mondo. Eppure la “gestazione per altri” fa scandalo solo se associata alle coppie gay e non è difficile intuire il perchè. Così come tutta la campagna contro il gender, alla fine si riduce al “no ai matrimoni gay” e “si alla famiglia naturale composta da un uomo ed una donna”. Il linguaggio violento e colorito con cui vengono affrontati questi argomenti chiarisce la direzione della battaglia contro (i diritti del)le persone gay e lesbiche. E in questa “guerra” i bambini sono la nuova arma da utilizzare. Una strumentalizzazione vergognosa fatta non per i bambini ma sulla loro pelle.

Manifestazione No Gender, Roma 20/06/2015

Manifestazione No Gender, Roma 20/06/2015

Non importa se i dati ci dicono che le violenze e gli stupri di bambini vengono commessi per l’80% in famiglia, si proprio nelle famiglie tradizionali. Non importa se l’omofobia continua, anche più di prima, a mietere vittime, se adolescenti si uccidono perchè non sopportano il peso della discriminazione. Di loro,e della loro salute, fisica e mentale, non interessa a nessuno dei nuovi paladini dell’ordine e della morale. Ma a preoccupare non sono i professionisti del no gender, che lo fanno per soldi o per “posizionamento politico” (Adinolfi risponde così ad un ragazzo che gli chiede chiarimenti sulla sua intransigenza contro le unioni civili: “Una qualche cazzata per mangiare la dovrò pur trovare”) ma la massa di persone che trova in loro la giustificazione ideologica e morale dell’odio anti-gay. Massa che nei mesi scorsi ha manifestato a Roma “CONTRO IL GENDER” (qualunque cosa significhi), esibendo  tutta la sua ignoranza ma, soprattutto, la superficialità e l’insensatezza del suo odio con cartelli che, seppur ridicoli, fanno un pò paura: dal più blando “No gender nelle scuole” al delirante “Gender sterco del demonio” al più insidioso “Giù le mani dai bambini, No gender”.

E mentre i no gender fanno proseliti e istigano all’odio, che spesso si trasforma in violenza omofobica, il Governo tentenna, balbetta e posticipa la discussione, e quindi l’approvazione, del ddl Cirinnà, di per se già molto limitato*, dando intrinsecamente ragione agli omofobi e condannando gay e lesbiche non solo all’assenza dei diritti ma ad una stagione di più intensa e rinnovata omofobia. Grazie Renzi!

* vedi l’analisi del ddl Cirinnà da parte di Rete Lenford, avvocatura per i diritti LGBTQI

 

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